In vetrina

Fucked Up @ Hana-Bi, Marina di Ravenna (21/07/2010)

Live

Fucked Up @ Hana-Bi, Marina di Ravenna (21/07/2010)

Francesco Farabegoli | 29/7/2010

Dopo tre pezzi Damian è ufficialmente l’uomo più BRUTTO che io abbia mai visto, a torso nudo con i peli impregnati del sudore che gronda da ogni poro e della sabbia su cui si è rotolato. Il taglio del culo gli esce fuori di una spanna dalle mutande fradice dello stesso sudore. — Continua a leggere

Nadine Khouri: A Song To The City (One Flash Records)

Enrico Amendola | 29/7/2010

nk_homecoverToh, un altro disco di una cantautrice “folk-pop-rock e chi più ne ha, più ne metta”. Sarà l’ennesimo album abbastanza delicato, che geneticamente non può essere brutto, ma inevitabilmente finirà nel dimenticatoio nell’immenso oceano di dischi di “cantautrici folk-pop-rock e chi più ne ha, più ne metta”. La cartella stampa dice che Nadine Khouri è anglo-libanese, che questo è il primo di due Ep che saranno pubblicati quest’anno e bla bla bla bla. In giro per la rete, le poche righe che trovo in merito la paragonano un po’ a Beth Orton, un po’ a Laura Nyro, un po’ alla ragazza della porta accanto e un po’ a chi vi pare. Sono pronto a giurare che potrei scrivere l’articolo anche senza ascoltare il disco, magari allungando il brodo con parole leggermente lunghe e articolate per darmi un tono, tipo “obnubilazione” e “preponderante”. Una volta ascoltato, sul mio volto si forma istintivamente il tipico sorriso sarcastico di chi già sapeva tutto. E’ esattamente come immaginavo, solo con un pizzico in più di Hope Sandoval e con la consapevolezza maturata che avrei commesso un errore a non ascoltarlo. Mi sarei perso un gran bel disco.

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Noesìa: Scopri cosa c’è di male (Libellula/Without Music)

Giorgio Busi-Rizzi | 28/7/2010

noesiaCari Noesìa,
Scopri cosa c’è di male
, recita con un certo fare ossessivo la title track di questo EP, ed il caso vi ha affidato un pignolo rompipalle (me) che non aspettava che un invito (inconsapevole) a sezionare un disco.
Dunque, al primo ascolto (dall’esordio di Cenere, che se vi va chiameremo convenzionalmente Yellow) sembrate tre 18/19enni che suonano da un bel po’ (e piuttosto bene), che hanno ascoltato moltissimo The Bends e i Verdena, roba dei Pearl Jam (che io non ho mai amato troppo, quindi non so: diciamo Ten?) e dei Marlene. La prova del booklet mi pare confermi, al netto di un batterista più grande perché quello di prima era un amico ma, santoddio, scazzava sempre il tempo.
Ecco, lo ammetto: a metà dell’autopsia del disco è scattato un transfert irrefrenabile e ora vi identifico con amici, amici degli amici, gente di cui ho letto. Ma è colpa vostra: gli errori di quest’album sono tanto evidentemente figli dell’inesperienza che non possono non far sorridere bonariamente – specie me, che sono adulto anagraficamente e vecchio dentro.
Un esempio: “cospargimi di fiele”, cantate nella seconda traccia, facendo un Verdena. Un Verdena, no? Una specie di maledettismo prêt-à-porter in cui i testi evocano per enumerazione caotica ed associazione sonora. Suona come “miele” ma significa “rancore”, figata. Sennonché “fiele”, prima del suo significato figurato, ne ha uno letterale: significa “bile”. E voi non volevate dire “ricoprimi di bile”, no?
In generale, tutti i testi pagano la scelta rischiosa (che io però appoggio a priori) dell’italiano, soffrendo alla ricerca di un epos originale e sentito: e siccome siete giovani, il Verdenismo è la via più facile. Ve lo giuro, vi capisco – è che io sono vecchio: quando è uscito Valvonauta avevo 16 anni, e mi smuoveva qualcosa dentro. Con l’età subentra il disincanto, e certe cose non fanno più colpo.
Però mi spiacerebbe se vi fermaste qui. Questo EP è dignitoso, perché suonato bene e arrangiato con ottimo gusto (bellissime le chitarre, diceva il mio coinquilino, che adora i suoni para-grunge, puntuali archi e rhodes sulla canzone-maudite Verlaine), semmai limitato da una scarsa inventiva musicale e testuale; ma io sono fermamente convinto che possiate aspirare a molto, molto di più.
Per cui per favore, vi chiedo una cosa: ascoltate altra musica, diversa da quella che vi piace già (da quella che già sapete fare): Eels e Flaming Lips, Tom Waits e Blur, Liars e Girl Talk, Calexico e Neutral Milk Hotel, Notwist e Pavement, Morphine e Sonic Youth, Smiths e Leonard Cohen (sì, vado a caso), se volete persino i maledetti Motorpsycho; e il De Gregori giovane, Paolo Conte, Uochi Toki, Mariposa e Virginiana Miller. E poi le centinaia di cose che non ho scritto qui e che sono in mille altri modi differenti da voi.
Poi provate a fare qualcosa di completamente diverso(cit.), e fatemi sapere. Io ci credo.
Con affetto, Giorgio.

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Guarda il canale Youtube dei Noesìa (c’è anche Danubio, non presente sull’EP Scopri cosa c’è di male

Ash: A-Z Vol.1 (Atomic Heart)

Enrico Amendola | 28/7/2010

Ash-A-Z_VolumeForse sono troppo vecchio per la musica degli Ash, anche se sono più o meno miei coetanei, ma musicalmente sembrano fermi al primo periodo post-adolescenziale. A-Z Vol. 1 raccoglie i primi tredici singoli che ogni due settimane hanno pubblicato da settembre 2009; ad ogni canzone è associata una lettera dell’alfabeto e questo primo volume va dalla A alla M. Non cambia molto la formula che da circa tre lustri ne consacra il successo, ondeggiando tra il pop sintetico degli anni ’80 (una novità non proprio entusiasmante) e il rock melodico fatto di chitarre scintillanti e pulitissime armonie punk-pop; tutto confezionato benissimo, dall’impatto piacevole e immediato, ma privo di incisività. Leggendo in rete commenti molto positivi sul disco, il dubbio che io sia diventato troppo vecchio per questo emo-rock per adolescenti tormentati si insinua forte e prepotente, anche se le mie quasi trentacinque primavere non mi impediscono di apprezzare cose come gli Idlewild e i Feeder, tanto per citare due band simili. I casi sono due: o sto invecchiando male oppure sono gli Ash a fingere male di non essere invecchiati.

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Mogwai: guarda Burning in live-streaming

Tomm. | 27/7/2010

Perché Burning “è un film ed è un documentario ed è un concerto ed è, in aggiunta, un (più ricco) album live. Ed è necessario.” Guarda in streaming su Vitaminic il live-film girato da Vincent Moon e Nathanaël Le Scouarnec alla Music Hall of Williamsburg di Brooklyn nella primavera del 2009. Questa sera. Alle 21.


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Micah P. Hinson: And The Pioneer Saboteurs (Full Time Hobby)

Enrico Amendola | 27/7/2010

Micah_P_1275555634Il segreto sta tutto negli archi della seconda parte di quella stranezza a fine scaletta che prende il nome di The Returning. Quella coda malinconica e lontana dalle distorsioni noise di chitarra della prima parte della composizione, richiama l’attenzione per un disco non facile al primo ascolto e costringe a farlo girare di nuovo per capirci qualcosa. Quel che si capisce è che Micah P. Hinson possiede ancora le fiamme più alte del sacro fuoco del rock; eppure di rock’n’roll nudo e crudo non c’è traccia, le canzoni indossano il vestito buono delle grandi occasioni e fondono lacrime e sudore in un corpo unico e avvolgente. Il suo urlo si fa più soffuso e predilige maggior teatralità in luogo del folk più diretto e sputato in faccia. Non sembrava così ispirato dai tempi degli esordi, anche se le pareti di legno non scricchiolano più, sono piene di decorazioni e quadri d’autore, ma non appesantite, semplicemente più vive. Una volta svelato l’arcano, And the Pioneer Saboteur diviene simbionte di chi lo ascolta (si dice di organismo che vive insieme ad un altro, in modo che entrambi traggono vantaggio reciproco dalla convivenza) e regala l’impressione di essere atemporale, senza una genesi precisa, tantomeno una fine. È lì che ci ricorda che le sorprese più belle talvolta sono quelle che si svelano poco alla volta, quando nemmeno ci si accorge del proprio stupore. Tutto per colpa di alcuni dannatissimi archi.

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Mogwai: Special Moves/Burning (Rock Action Records)

Marco Delsoldato | 27/7/2010


Old songs, stay till the end

“Mogwai will be the best band of the 21st century.” Lo dichiarò Stephen Malkmus, non Marco Delsoldato o Rob Strong. E, tolto il lato prog, Malkmus ha sempre avuto ragione. Nel caso specifico come Marco Delsoldato e Rob Strong. Con l’aggiunta di un numero imprecisato di altri esseri umani, da sempre (o per qualche periodo della loro vita) convinti del fatto che sì, puoi ascoltare tanta roba, ma una roba come i Mogwai non la sentirai da nessuna altra parte. Perchè il discorso, al solito, può dividersi fra oggettivo e soggettivo, come in effetti faremo, ma in aggiunta occorrerà qualche virgolettato, preso, rubato e memorizzato a dispetto di alcolici, chilometri e polase. Oltre alla cronaca, dura e cruda, basilare in quanto Burning è un film ed è un documentario ed è un concerto ed è, in aggiunta, un (più ricco) album live. Ed è necessario.
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La Tempesta Sotto Le Stelle (Ferrara, 10/7/2010)

tea

La Tempesta Sotto Le Stelle, ovvero l’occasione irripetibile di sentire tutti i gruppi di casa Tempesta festeggiare il decennale dell’etichetta a solo 15 €, nella consueta cornice di piazza Castello a Ferrara. Quasi tutti i gruppi: meno gli Altro, e meno il gruppo per cui, sul modello dello stimatissimo professore cui in ambito accademico ci si riferisce tuttora come “l’insigne anglista”, proporremo la denominazione di “combo milanese”. Partiamo dai secondi, Il combo milanese: le gioiose vicissitudini che hanno accompagnato l’uscita del disco si sono protratte a tutto il tour, iniziato con un furgone rotto e conclusosi con un polso rotto: quello del batterista, e addio serata ferrarese. Per gli Altro invece la colpa è solo nostra, che siamo riusciti ad arrivare troppo tardi (la fila di fan che speravano nelle compilation gratuite per i primi mille ingressi comunque non perdonava).
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The Jon Spencer Blues Explosion: Dirty Shirt Rock ‘N’ Roll: The First Ten Years (Shout! Factory/Goodfellas)

Simone Varriale | 26/7/2010

jsbxdirtyA 17 anni mi sono innamorato di una ragazza che poi si è messa con un tipo più corpulento e vecchio di me. Io e Jon Spencer ci siamo conosciuti in quell’occasione, perché lui (il tipo corpulento) utilizzava una stupenda foto di Jon nel suo profilo online. Mio malgrado, avevo scoperto che esiste una cosa chiamata mitopoiesi. Per farla breve: sei nato troppo tardi per veder fiorire il blues urbano e il rock ‘n’ roll, oppure non possiedi il carisma e il ghigno Jon Spencer. In entrambi i casi, se ti applichi e rifai queste cose alla perfezione, se credi di “essere” loro, nell’attitudine prima che nella forma, puoi superare lo status di copia fino a diventare semplicemente sublime. Non so se la persona di cui dicevo pubblicherà mai un Best Of, ma Jon Spencer l’ha fatto e i conti tornano. Dirty Shirt Rock ‘N’ Roll conferma che i Blues Explosion ci han creduto talmente tanto, nei loro miti, da costruire un luogo dell’immaginario in cui parecchi di noi trovano piacevole passare il tempo. Che poi questo luogo esista o meno ce ne frega poco, così come è secondario che la musica sia una mistura di influenze parecchio più complicata del concetto di rock ‘n’ roll. Ciò che conta è il senso ideale: quello incarnato nel modo di stare sul palco, nelle foto che vorresti fossero la tua faccia, nella strafottenza di certi riff. Questa roba esiste tutte le volte che Jon, Judah e Russell hanno voglia di farla succedere. E conta davvero poco che sia il 1955, il 1990 o il 2010.

Visita il sito del gruppo

dan le sac vs Scroobius Pip: The Logic of Chance (Sunday Best/Self)

Massimo Reali | 26/7/2010

Logic_of_Chance_coverQuanto tempo siete pronti a dedicare ad un disco prima di capire se vi piace o no? Quanti ascolti concedete ad un cd prima di catalogarlo secondo il vostro personale metodo di giudizio? Io di solito uso un metodo eccessivamente dispotico da fare invidia ad un qualsiasi dittatore nordcoreano: se al termine di un ascolto non c’è manco un ritornello, una frase o un’unità minima di discorso musicale (o chiamatela se volete giro di un qualsiasi strumento) che mi riaffiora in testa il cd finisce diritto nel fondo dello scaffale, laggiù dove la fatica di chinarsi inibisce le scelte musicali. A questo ultimo album di dan le sac vs Scroobius Pip ho provato a concedere anche almeno due o tre appelli ulteriori per diverse ragioni: sarà che il precedente Angels era piaciuto parecchio, sarà che le declamazioni / spoken word politiche dal puro accento british del barbuto MC sono per me fascinose almeno quanto incomprensibili, oppure sarà che la ricerca di una nuova Thou Shalt Always Kill va avanti senza sosta da almeno tre anni. The Logic of Chance però se ne va via piatto e liscio nonostante la cosa si regga più o meno sugli stessi ingredienti. A nulla servono le combinazioni elettroniche provate a metà strada fra electro e 8bit e ricucite sui ritmi spezzati che non si attaccano addosso nemmeno sul sudore delle giornate più afose. E se le basi stavolta non funzionano a dovere ne risente anche il rappato monocorda che non aiuta a disegnare particolari ed entusiasmanti figure sonore. Certo qualche piccola figura colorata di tinte scure si intravede, fra cui l’intimista Get Better capace fare muovere cuore, cervello e piedino allo stesso ritmo, ma non so quanto vale il tragitto da fare per piegarsi fino alle ginocchia.

Visita il myspace di dan le sac vs Scroobius Pip
Guarda il video di Sick Tonight
e quello di Get Better

Vitaminic today

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Playlist

  1. Mother-Unit Birth-Fate-Death
  2. Solar Bears Neon Colony
  3. A Toys Orchestra Celentano
  4. Secret Cities Pink Graffiti Pt.1
  5. Wildbirds & Peacedrums Bleed Like There Was No Other Flood
  6. Flying Lotus MmmHmm
  7. The Books Beautiful People
  8. El Guincho Piratas de Sudamerica
  9. Holy Other We Over
  10. Deerhunter Helicopter (Live on BBC 6 Music)
  11. Women Eyesore

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